Autodifesa: quando è troppo

Nei corsi di difesa personale si parla fin troppo spesso dell'autodifesa senza avere cognizione di causa del campo minato in cui ci si muove. E qui non parlo solo di tecnica, dove ogni maestro tende a vendere il proprio metodo come il più efficace.. Quante volte sentiamo dire "il Ju Jitsu è il metodo più efficace per la difesa perché..." (sostituire "Ju Jitsu" con ogni altra disciplina a piacere, che sia Krav Maga, Karate, Judo, Systema...)


Ecco... finché si tratta di discutere di tecnica, certi discorsi "da bar" possono pure essere accettabili. Il problema è che nella difesa personale c'è un lato importante quasi quanto la tecnica, e cioè l'aspetto legale dell'autodifesa.

Che si tratti di Ju Jitsu o di altra disciplina, troppo spesso ci troviamo di fronte a istruttori con idee confuse a riguardo: nella migliore delle ipotesi, ignorano e liquidano la cosa dicendo che è poco importante. Più spesso invece assistiamo a manifestazioni di machismo assolutamente inopportune ("valà che io gli sparo e poi ci penso dopo". Non so quante volte io l'abbia sentita, questa frase).


Fermo restando il vecchio detto "meglio un brutto processo che un bel funerale", vediamo di capire meglio cosa dovremmo sapere.


I fatti


Normalmente, la difesa per poter essere legittima deve essere costretta, necessaria, proporzionata e tempestiva.

Ciò significa che non posso aver causato io l'aggreggione ("costretta"); significa che devo trovarmi senza alternative ("necessaria"); significa che non posso sparare a uno che mi minaccia con un bastone ("proporzionata") e che non posso difendermi preventivamente o a posteriori ("tempestiva").

E proprio in questo quadro normativa si colloca una sentenza della Cassazione del 2014; un uomo, minaccato da un ubriaco armato di coltello, lo ha disarmato ferendolo, e poi ha infierito con 2 colpi di coltello, uccidendo l'aggressore. La Cassazione ha appunto detto che non si poteva considerare legittima difesa. Primo, per la mancanza di proporzionalità. Secondo, perché una volta disarmato, la minaccia di fatto era finita, per cui i due colpi a posteriori non sono giustificabili. L'aggredito ha dovuto rispondere di omicido volontario (con l'attenuante di eccesso di legittima difesa).

Se da un lato è facile, a mente fredda, davanti allo schermo di un PC, capire la ratio che ha determinato l'accusa dell'aggredito, dall'altro dobbiamo riflettere su cosa avremmo fatto noi, a caldo, nei panni di chi ha subìto l'aggressione.

Possiamo essere bravissimi tecnicamente, essere allenati a reagire come saette.. ma siamo preparati anche a sapere come reagire e quando fermarci??

Un buon corso di autodifesa deve farci riflettere su queste cose mentre ci alleniamo; dobbiamo essere costretti a pensare prima, perché nella sfortunata eventualità di una aggressione, probabilmente non avremo la lucidità per farlo durante. I ragionamenti e i processi decisionali vanno allenati così come le tecniche.

Un buon corso di autodifesa non può liquidare il problema legale dicendo "meglio un brutto processo di un bel funerale"... Lo si può dire ridendo, ma l'istruttore ha il dovere morale di andare oltre.

Noi, al Ju Jitsu Tactical di Bologna... noi lo facciamo.


uso del Kubotan al Ju Jitsu Tactical Bologna



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